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GUERRILLA BARRIERS

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I GUERRILLA BARRIERS

…lotta a ogni barriera, fisica, sociale e psicologica.

 

 

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È SBAGLIATO QUESTO AMORE?

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Vi proponiamo, di seguito, un’intervista tratta dal sito LoveGiver.

Quando nasce il tuo interesse nei confronti dell’assistenza sessuale?

Due anni fa.

Avevo da poco letto un libro, non riesco a rammentarne il titolo. Era una raccolta di racconti molto particolari, ognuno era dedicato alla storia di una persona che, pur affetta da disabilità grave, aveva trovato il proprio posto nel mondo, riuscendo non solo a superare le normali sfide della vita che attendono ciascuno di noi, ma a realizzare qualcosa di straordinario. Una storia in particolare iniziò a trasformare la mia percezione della realtà, perché aveva davvero il potenziale di spingermi a riflettere, certo, ma anche ad agire.

Fulvio Frisone, poeta, pittore, ma soprattutto, uno dei più grandi fisici italiani. Affetto, a causa di un errore medico al momento della nascita, da tetraparesi spastica. Nascere e crescere con gli arti, ma non poterli usare. Quello che mi colpì profondamente, nel venire a conoscenza della sua storia, fu il ruolo che ebbe la madre nella sua crescita. A un certo punto, semplicemente, si rese conto che proprio figlio rischiava di impazzire. Il bisogno di espressione sessuale, che era precluso anche autonomamente, non gli lasciava un attimo di tregua, e neanche a lei. Non era come imboccarlo, o aiutarlo ad andare al bagno, accudirlo come un bambino nei bisogni primari. Questa era una cosa completamente diversa, moralmente imbarazzante, per taluni riprovevole. Che fare? Cercare qualcuno che lo aiutasse, fu la risposta che si diede e lottò ferocemente, come solo una madre coraggiosa sa fare, per trovare le persone giuste.

Fu lì che iniziai a riflettere in termini di assistenza sessuale. Ovvio che prima non mi fossi mai posta il problema, non è argomento di cui parlano i media, non era un dramma che avesse sfiorato me o la mia famiglia, quello della disabilità, fisica o mentale che fosse. Ho iniziato a chiedermi che cosa si potrebbe provare a essere lucidi, coscienti, dentro un corpo che è in parte o del tutto inutilizzabile autonomamente. Io che avrei fatto? Non lo so, non è qualcosa su cui si può congetturare. Tuttavia, sapevo che cosa mi sarei potuta augurare: di essere aiutata con amore a esprimere tutti i miei bisogni: del corpo, della mente, dell’anima. D’altra parte, trovarsi improvvisamente dentro un corpo che non risponde più può succedere a chiunque, se è destinato a passare per quell’esperienza. Non volevo vivere nella paura che succedesse a me, ma nemmeno vivere nell’indifferenza a questa nuova, improvvisa consapevolezza. Non sapevo come agire, però. Così, confidando nel destino, aspettai un segno.

 

Il destino decise di aiutarti? Come?

Sì. Il segno arrivò di lì a poco. Lo riconobbi nel momento in cui una comune passione mise sulla mia strada un ragazzo intelligente, brillante, affetto all’incirca dalla stessa patologia di cui avevo letto, senza essermici mai ancora imbattuta.

A quel punto, che cosa decidesti di fare?

Gli domandai come affrontasse nella sua vita il problema della sessualità. Sì, problema, poiché la sua disabilità gli impediva i gesti più elementari. Seppure concepissi la difficoltà nel trovare una partner adeguata, mi riusciva impossibile immaginare una persona che non potesse alleviare autonomamente quel tipo di tensione nel corpo. Mi raccontò di come la prostituzione fosse una realtà cui suo malgrado era stato costretto a ricorrere, di tanto in tanto. Ma che gli era insopportabile la mancanza di empatia, di dolcezza, d’intimità. Le ragazze con cui era stato non erano preparate a confrontarsi con un disabile, non riuscivano a nascondere il disagio e questo lo feriva al punto tale da aver rinunciato a questo tipo d’incontri, pur continuando a soffrire molto per la tensione che accumulava senza possibilità di alleggerirla.

Ti sei offerta di aiutarlo?

Mi sono offerta di aiutarlo. Non me ne sono mai pentita, anche se allora non seppi gestire bene la situazione, non ero pronta a confrontarmi con le implicazioni collaterali, soprattutto emotive, di questo tipo di assistenza. Sapevo di essere la persona adatta, la mia capacità di empatizzare immediatamente, la mia disinvoltura sessuale che mi porta a non avere preconcetti di alcun tipo, la mia naturale inclinazione a prendermi cura di qualunque tipo di corpo attraverso il massaggio, erano tutte doti che non avevo ancora perfettamente focalizzato né messo alla prova, ma sapevo essere quelle adatte per approcciarmi a questa realtà.

Che cosa andò storto, allora?

Molto semplicemente, non ho saputo porre regole e condizioni, perché io stessa ancora non le conoscevo. Non mi sono saputa far rispettare e alla fine, nonostante abbia elargito ben più di quanto, farei adesso, nonostante non mi sia fatta pagare, lui mi ha lasciato addosso una persistente sensazione di disagio: non solo non aveva apprezzato come credevo, ma non è riuscito ad astenersi dal giudizio morale, una volta eliminata la tensione, diciamo così. Come se offrirsi di fare qualcosa del genere, terminata l’oggettiva utilità del tuo servizio, ti releghi in una categoria di persone indegne, persino agli occhi di chi ha accettato il tuo aiuto.

Torniamo per un momento a oggi. Hai continuato a offrire assistenza sessuale oppure quell’esperienza ti ha segnato negativamente?

Quell’esperienza mi ha segnato, ma solo per offrirmi un parametro di cosa va inteso per assistenza sessuale. Per quasi due anni non mi sono più imbattuta in questa tematica, né l’ho cercata. Semplicemente, sapevo che se si fosse nuovamente presentata l’occasione, avrei affrontato le cose in modo diverso. Ogni persona porta con sé la propria storia, sofferenza, le proprie sfide. E ogni volta è come ricominciare da capo, ma le regole di base, quelle valgono per tutti. Gli accordi preliminari, innanzitutto. Chi richiede l’assistenza va istruito: non ci saranno penetrazioni, baci, scambi di fluidi, sono io a guidare la partita. Non tutti quelli che chiedono sono accettati, bisogna selezionare al massimo, assicurarsi di non imbattersi in una patologia a rischio, bisogna mantenere il distacco sufficiente a non diventare il fulcro dell’esistenza di chi non riesce a trovare, a causa della sua disabilità, una dimensione affettiva e sessuale. Assicurarsi che ogni sì e ogni no che si decide di dire siano motivati ampiamente e pazientemente (non scordiamo che la maggior parte di queste persone non ha esperienza relazionale con l’altro sesso o la ha minima) e che si mantenga il giusto equilibrio tra dolcezza e severità, insomma. Impresa non da poco. Dovrebbero fare dei corsi appositi.

C’è qualcosa che puoi dirci su come si è svolta la tua ultima assistenza?

Ti parlo di N. Lui mi ha piacevolmente sorpreso. È un uomo colto, intelligente, deciso. Ha provato a dettare le sue condizioni, non c’è riuscito ed ha accettato le mie. A quel punto sì che mi ha messo in condizioni di aiutarlo.

Ci ha messo un po’ ad accettare l’assistenza nei termini in cui gliela proponevo, avendo alle spalle una continuativa, seppure insoddisfacente, esperienza di sesso a pagamento con prostitute, per quanto di buon livello, diciamo così. Più volte ha tentennato, incerto se incontrarmi valesse la spesa, dopo tutte le limitazioni che ponevo. D’altra parte, nell’immaginario collettivo, le brave ragazze non accettano soldi per dispensare attenzioni sessuali. Se invece lo fanno, viene da sé che debbano dare un pezzo del loro corpo in cambio, un tanto al buco. Pare funzioni così. Ho deciso di cambiare questa regola odiosa e lui mi ha aiutato, come io con dolcezza l’ho assistito in quel suo opprimente bisogno di alleggerire la tensione sessuale nel corpo. L’assistenza non è assistenzialismo, questo cerco di trasmettere. Una persona che non è autonoma nel corpo ha bisogno di aiuto, mi pare ovvio. Ma l’aiuto non deve diventare una prigione costruita intorno. D’altra parte, l’aiuto che offro, sebbene a pagamento, non deve diventare la mia, di prigione. Non voglio piagnistei, non voglio pretese. Niente tentativi di colpevolizzazione perché non m’innamorerò, perché prendo soldi, perché in cambio dei soldi non faccio come vuole chi paga, ma faccio ciò che so fare nel modo in cui stabilisco io. Qualcuno si sogna forse di pretendere che un’assistente personale debba innamorarsi della persona che assiste? O che lo faccia gratis? Che dire di una terapeuta?

Vi lascio alle prese con questi interrogativi. Ah, dimenticavo. Con N. siamo arrivati a una piena soddisfazione reciproca. Adesso ci vediamo regolarmente. Dice che sono il suo diavolo custode.

Shakti

Gurshad Shaheman

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So he was there with his big smile, looking at you with his “sono molto gentile” look, “I don’t want
you any harm” Then with his molto dolce voice, he ask you “now take off your underwears”. You
couldn’t say no. Everyone took off their clothes one by one. So you do like your partners.
Than you are naked with all the others and you knew that the worst was about to come.
“you gonna do the autistic-asmathic-epileptic caracters whome you worked on yesterday and make
them grow with Gilles de la Tourette symptoms”.
And we all (gest) on se convultionnait, smashed our heads against the walls, yelled and cried

and rolled on the floor for hours while his 2 assistens were taking pictures. That was Benedetto’s
conception of art. And as an idiot I tought this was the way to reach the light, my salvation.
Anytime when we finished the improvvisation exhausted, sweeting and bleeding he just said: “ok
guys, this is your level 0, now we gonna take it to level 10.”.

− Benedetto, could I at least wear my underwear?

− No Gurshad. Covering your body is covering your soul.

And an actor must let the audience read deap in his soul. Learn to be an open vagina.

Lama saved me. We are married now. I met her just few days after she arrived in Paris for her
studied. I was just a shity, gipsy, arty, fucking idiot. She opened my eyes on all that crap. She asked
me if I belive in God and as a perfect brain-washed Benedetto’s actor I laught: “No, I don’t belive”
she looked at me with her dark eyes, beautiful vail, and said with compassion: “it must be terrible
to be empty like you.” and that’s true. I was empty. She showed me the way to the light ang got me
converted to Islam. We got married and moved to Syria, her homeland. She saved my soul. Now i
know that showing. any small part of my skin is giving a part of my soul to the devil.
La ila ha il Allah.
Mohammad Al Rassoul Allah

LARA HUBINONT

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Il Lavatory on les Idiots…

Si… It was a strong exprerience…

We were 16, at the begining because one had a… anyway 15 nice people, trèsgentils vraiment and strong.

We were working a lot wich was great for the “fucking lazy bastards” we were, as
he said. About him, un huomo… oui une personne intéressante. Intersting certo.
When he was speaking… I mean speaking… He decided to not speak because we
lose time with speach and staff so he gave us un papelo con one word at the end
of the day. Un petit papier. And we had to think about it. One word for each day.
And every night we had to dream that word… I was nervous because I couldn’t
controler mes rêves. No puedo controlare my dreams… He wasn’t happy with it. Iremember one word he gave me the two last week of the lavatory… “DISEPEAR”
One night, I was so proud of me, I dreamt of it. In my dream I just left my body, I wasn’t me anymore, I was even not a shadow…. But when I work up and saw my face I was… And he…

He decided also to don’t watch the rehersals. He was hiding his eyes because notre vue, seeing us was a bit insuportable. Capisco si… Ma what was stranger was his need to smell us. During the day he stopped the work ans smell each one of us. Partout. All our body. He said he could smell if we were concentred or not.. It’s stupid but I had that fear… His nose… I had the sensation he could see
me …nue.. Him with his eyes hidding with a black fabric. Just this nose all aroundmy body… Sono stupida Io lo so… Ma… My skin started to shake when he arrives.
If you take too much shower he gives you a paper with LAYER wrote on it. If you don’t you’re a “PORCO”. Sono stupida… Sometimes when someone sleeps near me and ronfle or respiro with sound my skin start to shake again.

But the work, yes yes intersting ans I can not complain: I’m a actrice and I’ve worked con Benedetto Sicca.

MARIE REMOND

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My life will never be the same. I would give anything to go back to this day when Luca Carboni talked to us about Benedetto.

This day I shouldn’t have been there.I shouldn’t have listened a word of him. I should have been at the swimming pool , spending good time. Now it’s almost been a year that we finished this project on “idiots” and I still can’t go out alone on the street, drive a car, go to a shop, take a cafè with friends. I have no more friends. And I have no more hands to take a coffee. I was hitted by a bus while I thinking of Benedetto, suddenly realizing that i had the same bracciale than him around my wrist (the remaining of a setta).

My parents putted me in an hospital. I can still watch TV, which is a good thing. I’m happy to be here because at home I couldn’t breath anymore. This symptom started during the work with Benedetto. Let’s call it a work!!!…

Claustrophobia. My cardiac rhythm went faster and faster and faster and. I couldn’t recognize myself. I don’t recognize myself. Maybe that’s why I changed my name. You can call me Elisabeth now. I don’t even remember my first name. They stole me. I could die now.

I don’t care.

ALEXANDRE VELLA

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Eh… una merda! Ma veramente… che devo dire?

…la parola che mi viene in mente è: inutile!

Distruttivo!

La netta sensazione di non aver imparato nulla…

Forse di averla persa…

L’unica cosa che ho imparato è che non bisogna…

Benedetto Sicca. Un coglione!

Ma coglione anche io che gli sono stato appresso!

Il teatro!!! : diagnosi psicologica da quattro soldi sulla base dei nostri atteggiamenti fisici e caratteriali.

Quand’ero bambino mia madre… ma vaffanculo!

Questo gusto sadico di voler tirare fuori i drammi personali.

Voieurismo. Sadico.

La competitività! La competitività! La competitività

Il gruppo era proprio bello! Eterogeneo, fortissimo! Avevo trovato una famiglia, una protezione…

Io volevo solo una protezione… non avevo capito…

Niente, è riuscito a… pianti! Urla! Nudità!

Tuo padre ti picchiava… Paola finita in ospedale. Severine in mezzo alla strada! Ci ha distrutti. Troppa tensione! Eravamo troppo tesi. Ci siamo fatti male. Ci ha esasperati. Abbiamo perso il controllo e abbiamo perso le nostre vite… e adesso? adesso?

Solo questi tic sono rimasti… scusate, scusate…